Oltre ai super ospiti, le conferenze stampa, le polemiche e i lustrini, cosa rimane di questo Sanremo? La musica, tutte quelle canzoni che sentiremo in radio, in TV e dal vivo nei prossimi mesi. Ed ecco che, riascoltandole, rileggendole e canticchiandole solo ora, passato tutto il rumore che ogni anno la kermesse suscita, possiamo finalmente rilassarci con un po’ di bella musica.
La 76esima edizione del Festival di Sanremo si è conclusa un paio di settimane fa, il clamore intorno all’evento si è finalmente dissipato e quel che resta ora, com’è giusto che sia, sono le canzoni in gara. Tra vincitori e vinti, ospiti italiani e internazionali, al netto di tutto rimangono parole e melodie nelle orecchie di molti, e in questi giorni alcune canzoni hanno scalato le classifiche radiofoniche e quelle dell’audio streaming.
In questo caso, infatti, non è la classifica della kermesse a parlare, ma ciò che alla fine il pubblico ha amato, che non sempre corrisponde al podio. Tango di Tananai ne è un esempio lampante: arrivato quinto, è diventato dal 2023 una hit intramontabile. E prima di lui, Tutti i miei sbagli dei Subsonica (2000), che arrivò undicesima e ancora oggi ai loro concerti è tra i brani più cantati; Salirò di Daniele Silvestri nel 2002, quattordicesima nella sezione Big, ma vincitrice del Premio della Sala Stampa “Lucio Dalla” e con un ottimo successo in termini radiofonici e di vendite, tanto da essere cantata ancora oggi.
Altri esempi di “vinti” che hanno fatto la storia della musica italiana: …E dimmi che non vuoi morire di Patty Pravo (1997), ottavo posto; Donne di Zucchero (1985), penultimo; stessa posizione per Vasco Rossi nel 1983 con Vita spericolata, senza parlare – tornando ancora più indietro negli anni – de Il ragazzo della via Gluck di Adriano Celentano, che addirittura nel 1966 venne eliminata nel corso della prima serata – funzionava così, allora – e non arrivò mai fino in fondo al concorso canoro. Questi sono solo alcuni esempi che dimostrano come spesso, a dispetto di risultati, giurie e (tele)voti, alla fine della corsa conta solo una cosa: l’emozione che alcune canzoni sanno regalare, l’empatia che riescono a generare con gli ascoltatori.
Perché una volta calato il sipario, rimane ciò che il pubblico sceglie di far rimanere.
Non le più votate. Non necessariamente le vincitrici.
Ma le canzoni che, a distanza di settimane, continuano a tornare: nelle playlist, nei video condivisi, nelle frasi ripetute sui social, nei cori immaginati già sotto un palco. Perché la memoria pop non segue sempre il podio: segue l’identificazione, la ripetizione, il bisogno di sentirsi raccontati.
Trenta le canzoni in gara quest’anno, dieci cantate da artiste femminili, diversi giovani in gara, alcuni sconosciuti al grande pubblico, altri provenienti dai talent, altri ancora nomi divenuti celebri in questi anni.
Questa la classifica al termine della 76esima edizione:
1. Sal Da Vinci - Saremo io e te
2. Sayf - Tu mi piaci
3. Ditonellapiaga - Che fastidio!
4. Arisa - Magica favola
5. Fedez e Masini - Male necessario
6. Nayt - Prima che
7. Fulminacci - Stupida Fortuna
8. Ermal Meta - Stella Stellina
9. Serena Brancale - Qui con me
10. Tommaso Paradiso - I romantici
11. LDA e AKA 7even - Poesie clandestine
12. Luchè - Labirinto
13. Bambole di pezza - Resta con me
14. Levante - Sei tu
15. J-Ax - Italia Starter Pack
16. Tredici Pietro - Uomo che cade
17. Samurai Jay - Ossessione
18. Raf - Ora e per sempre
19. Malika Ayane - Animali notturni
20. Enrico Nigiotti - Ogni volta che non so volare
21. Maria Antonietta e Colombre - La felicità e basta
22. Michele Bravi - Prima o poi
23. Francesco Renga - Il meglio di me
24. Patty Pravo - Opera
25. Chiello - Ti penso sempre
26. Elettra Lamborghini - Voilà
27. Dargen D'Amico - AI AI
28. Leo Gassmann - Naturale
29. Mara Sattei - Le cose che non sai di me
30. Eddie Brock - Avvoltoi
Al centro, come sempre, l’amore, ma anche l’attualità, i rapporti familiari, sogni e speranze. E nonostante un po’ di retorica – com’è normale che sia – in qualche strofa, alcuni testi e altri motivetti sono già diventati “tormentoni”, parola che da sempre fa rima con Sanremo.
Risuonano gli anni Ottanta in Stupida Sfortuna di Fulminacci, cantautore romano (all’anagrafe Filippo Uttinacci), scritta a quattro mani con Pietro Paroletti, tra i producer italiani più prolifici degli ultimi anni. Quella che canta Filippo è la fragilità generazionale senza filtri; è la voce di chi non urla, non sovrastruttura, ma racconta con grande semplicità l’incertezza. Fulminacci rappresenta una generazione che vorrebbe scrollarsi gli slogan di dosso. Scrive in modo diretto, timido, quasi dimesso: le sue canzoni sembrano riflessioni fatte ad alta voce, conversazioni tra amici, amplificate dal gigantesco microfono di Sanremo. Il suo è il festival della profondità, non solo degli applausi.
“E se mi stai ancora cercando
Sono dove stavo ieri
Ho solo più pensieri
Un po’ meno fiducia
E qualche buona scusa
Ma pensa un po’
Stupida stupida stupida fortuna”
E poi c’è Tommaso Paradiso, ex leader dei The Giornalisti: arriva sul palco, barba lunga e occhiali da sole, con una ballad romantica scritta per la figlia, nata un anno fa. Una canzone, I romantici, che si apre con una speranza: “Spero mia figlia sia uguale a sua madre” e di fatto è una promessa: “Non farò come ha fatto mio padre, gelido”, canta Paradiso, che è cresciuto senza un padre.
Una canzone dolce, riflessiva, da sognatore, cantata con quella cifra stilistica inconfondibile che da sempre – con i The Giornalisti prima e da solista poi – porta sul palco. La sua musica sa di nostalgia, i ricordi che canta sono rifugi. I romantici funziona grazie alla melodia immediata, al romanticismo contemporaneo che comunica, alle immagini collettive che suscita. Il brano suona come un pensiero condiviso sulle relazioni e sull’amore, parla a tutti e proprio per questo resta nella memoria anche quando la gara è finita.
Pungente, provocatoria, autoironica: Margherita Carducci, in arte Ditonellapiaga, dopo Chimica con Donatella Rettore nel 2022, si presenta da sola sul palco dell’Ariston con uno stile unico che non passa certo inosservato e canta tutto quello che non le va giù.
“Io non so più cos’è normale
O un’allucinazione
Se sono matta io
Non è che voglia litigare
Ho solo qualche osservazione
Un pensiero mio
La moda di Milano (che fastidio!)
Lo snob romano (che fastidio!)
Il sogno americano (che fastidio!)”
Un’estetica riconoscibile, la voglia di sperimentare, una polemica gentile, un pizzico di eccentricità: l’originalità viene premiata, e Margherita ne è la prova. Il suo terzo posto con Che fastidio!, la vittoria nella serata cover – ha cantato con Tony PitonyThe Lady Is a Tramp – un ritmo elettropop destinato a restare in mente, un’esclamazione perfetta per t-shirt, cappelline e spillette da esibire quest’estate. Il suo brano è memoria pop che nasce da una spiccata originalità interpretativa.
Meno audace, più tradizionale, senza dubbio capace di rappresentare pienamente la classicità sanremese ma con un twist narrativo, è Magica favola di Arisa, una melodia delicata ed emozionale che non stonerebbe affatto se cantata da una principessa Disney. E proprio come loro, che risplendono di magia, risplende Arisa al suo ottavo Festival nella sezione Big, dove ha raggiunto due volte il podio: seconda posizione nel 2012 con La notte e primo posto nel 2014 con Controvento. Il suo è un pezzo che suona familiare, quasi “di casa”, perché parla sanremese.
La memoria pop, si sa, spesso premia originalità e personalità, ritmo e melodia destinati a diventare un tormentone.
“Mi trema anche la gola,
La voce non mi trova,
Le mani ora mi ingannano.
È così ci si innamora…
Fare spazio dove posto non si trova.
Ah, se potessi vederti coi miei occhi
Lacrimeresti tutto il mio stupore”.
Questo è l’amore cantato da Levante: poche semplici parole, voce graffiante, stile raffinato. La cantautrice siciliana, all’anagrafe Claudia Lagona, ha incantato l’Ariston durante le sue esibizioni, compreso il duetto con Gaia su I maschi di Gianna Nannini. In Sei tu descrive cosa significhi – per lei – innamorarsi e nel ritornello la sua voce dà il meglio di sé.
E poi ci sono Ora e per sempre di Raf, brano scritto con il figlio Samuele e dedicato alla sua storia d’amore con la moglie Gabriella Labate, e Ogni volta che non so volare di Enrico Nigiotti. Quest’ultima un inno al tempo che passa senza guardarsi indietro: “Il tempo vola, maledetto, veloce come un pizzicotto” e ancora “Il tempo vola, l’ho già detto, anche in un orologio rotto”.
Due canzoni che ci portano indietro nei nostri ricordi affettivi, quasi fosse una colonna sonora personale. Un abbraccio emotivo collettivo.
In ultimo, ma solo in questo elenco, un pezzo – arrivato secondo – capace di ribaltare i pronostici: Tu mi piaci di Sayf, canzone dal suono fresco capace di raggiungere, con poche semplici frasi, un pubblico giovane. Sayf, pseudonimo di Adam Sayf Viacava, classe ’99, di madre tunisina e padre italiano, è una delle vere rivelazioni di questo Sanremo. La sua Tu mi piaci è un connubio tra rap e cantautorato, una canzone che parla di rivalsa e voglia di riscatto, che tra riferimenti sociali e riflessioni personali mette in luce le contraddizioni dell’Italia, nel bene e nel male.
Edoardo Bennato cantava che “sono solo canzonette” e ci insegnava che la musica ha sempre qualcosa da raccontare e trasmettere, che può salvare, curare, emozionare.
Anche se non sarà sempre una canzone da podio, una bella canzone può – e deve – segnare un’intera stagione musicale.
“E la voglia di cantare
E la voglia di volare
Forse mi è venuta proprio allora
Forse è stata una pazzia
Però è l’unica maniera
Di dire sempre quello che mi va”.